Meat the Change - Mangia meno carne, ma di migliore qualità

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Saresti disposto a spendere di più per la carne che acquisti se:

Cosa pensi sia più giusto fare per combattere la crisi climatica?

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Se non puoi mangiare carne, con cosa la sostituisci?

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Too fast

Mi dispiace, ma non ci siamo proprio… Comunque, non è mai troppo tardi per cambiare le proprie abitudini alimentari! Inizia dalle piccole cose che fanno la differenza per te e per il pianeta. Come prima cosa, controlla la quantità di carne che consumi e soprattutto, da dove proviene! Leggi bene le etichette quando compri la carne: ci sono molte informazioni utili sulle caratteristiche della razza, su dove e come viene allevata, sulla sua alimentazione e sulla macellazione. Se sei sempre di fretta e non hai tempo, affidati al tuo macellaio carne di qualità ma chiedigli carne proveniente di allevamenti sostenibili. I consumatori hanno un grande potere: è la domanda in fondo che genera l’offerta!


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Meat the Change è una campagna di Slow Food realizzata mediante il contributo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Lazy

Bene, ma non benissimo. Sei sulla strada giusta per diminuire il tuo impatto climatico, ma ci sono ancora tantissime cose da migliorare! Per esempio, diffida dai prezzi troppo bassi perché spesso sono indice di bassa qualità della carne e dell’allevamento. Chi alleva bene non può svendere la propria carne a prezzi bassi! Ti consigliamo di non mangiare la carne più di una volta al giorno. E ricorda: gli affettati sono carne! Prediligi solo la carne proveniente da allevamenti locali ed escludi quella di allevamenti intensivi, sostituendola magari con legumi e vegetali o pesce povero.


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Slow

Complimenti, hai quasi raggiunto il punteggio massimo! Basta qualche accortezza in più quando fai la spesa, e in poco tempo diventerai un esperto di carne slow.
Ricordati di non riempire troppo il tuo carrello, acquistando solo la carne fresca che consumerai subito. Inoltre è consigliato variare tagli e animali: se la domanda dei consumatori si concentra sulle stesse tipologie, solo l’allevamento industriale inevitabilmente potrà soddisfare la domanda. E non stancarti di cercare piccoli allevatori sostenibili: hanno bisogno di consumatori come te per sopravvivere su un mercato a misura di industria!


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Super Slow

Congratulazioni! Hai totalizzato il punteggio massimo… non abbiamo niente da aggiungere. Sei super slow: consumi poca carne e di qualità, variando tagli e razze diverse. Ti informi sulla provenienza della carne e metti il benessere animale al primo posto. Al pianeta servono più persone come te! Non nascondere le tue buone abitudini, parlane con gli amici e altri capiranno che non è così difficile vivere slow.


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MEAT THE CHANGE
Mangia meno carne, ma di migliore qualità

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Gli attuali consumi di carne in Occidente sono insostenibili. Le conseguenze sono gravi per tutti: per la salute, per il clima e per il pianeta.

Senza parlare delle condizioni di vita degli animali negli allevamenti industriali: vere e proprie fabbriche di carne dove non sono considerati i bisogni naturali degli animali.

È necessaria un’inversione di rotta, dobbiamo cambiare i nostri stili di vita e dobbiamo farlo ora!

Quanta carne consumi?

Oggi, il consumo medio di carne nei Paesi industrializzati è di circa 80 chili per persona all’anno. Le stime sul futuro non ci aiutano e se, come sostiene la Fao, il consumo globale di carne raddoppierà entro il 2050, ovvero da oltre 250 milioni a 500 milioni di tonnellate di carne consumate ogni anno, il sistema non potrà reggere. E tu, quanta e quale carne mangi?

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Perché ridurre il consumo di carne?

Il cambiamento climatico è una delle sfide più complesse che il mondo deve affrontare e la produzione industriale di carne è tra i maggiori responsabili del riscaldamento globale.
Nei sistemi di allevamento intensivi, le emissioni di gas serra prodotte per un chilo di carne equivalgono a quelle di un’automobile che percorre 250 chilometri. Limitare il consumo di carne, però, è importante per molte ragioni.

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Perché scegliere allevamenti sostenibili

Gli allevamenti estensivi, che prevedono il pascolo per gli animali, generano meno emissioni di quelli industriali e soprattutto le loro emissioni sono compensate dalla presenza in queste aziende di alberi o semplicemente prati naturali che contribuiscono a stoccare carbonio nel suolo.

Negli allevamenti al pascolo gli animali vivono all’aperto gran parte dell’anno e crescono mangiando soprattutto erba (un’alimentazione naturale e di grande qualità perchè nei prati crescono molte specie vegetali), fieno e un po’ di cereali. Inoltre, gli animali vivono più a lungo, non sono mutilati ma soprattutto sono liberi di vivere secondo i loro bisogni naturali, senza provare sofferenza e stress. La loro carne e il loro latte quindi sono molto più buoni e devono essere pagati il giusto. Vale la pena mangiare un po’ meno carne, ma di qualità!

Perché andarci slow

Con il 14,5% delle emissioni totali di gas serra, il settore zootecnico è una delle principali fonti di gas climalteranti. Il sistema di allevamento che si è affermato negli ultimi decenni è un sistema potentemente industrializzato che ha causato un impatto profondamente negativo sull’ambiente. Quasi certamente la carne o il latte che acquisti ogni giorno arriva da un allevamento di questo tipo, mentre chi si batte per continuare ad allevare animali al pascolo, in modo naturale, producendo carne di qualità, non riesce a trovare un mercato. Il sistema è stato pensato infatti per produrre carne a prezzi sempre più bassi, di conseguenza si è ridotta progressivamente la qualità dell’allevamento. 

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Il consumo elevato di carni rosse e conservate, insieme a quello di grassi saturi, zuccheri, sale e in generale di cibo-spazzatura (ovvero ultra-processato) è associato a malattie cardiache, diabete, alti livelli di colesterolo nel sangue e alcune forme di cancro.  

Inoltre, gli animali negli allevamenti industriali ricevono regolarmente antibiotici per prevenire le malattie, che trovano un ambiente favorevole alla loro diffusione a causa degli spazi ridotti. Questi farmaci finiscono nei liquami, e quindi nel suolo e nelle falde acquifere. E, se ciò non bastasse, nei prodotti finali a base di carne. 

Con il tempo, i batteri diventano resistenti al principio attivo e gli antibiotici finiscono per essere  inefficaci anche per noi: se ne assumiamo inconsapevolmente e costantemente  sarà sempre più difficile combattere malattie comuni come un’influenza stagionale. Secondo l’Unione Europea, si tratta di una emergenza sanitaria tra le più preoccupanti.

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Negli ultimi 150 anni l’approccio industriale ha trasformato le modalità di allevamento trasferendo a questo settore i principi industriali dell’economia di scala e della meccanizzazione.

Negli allevamenti industriali iperintensivi gli animali sono considerati semplici macchine da carne o da latte. La vita di milioni di bovini, suini, polli trascorre in ambienti dove vivono una vita breve che non ha nulla di naturale, confinati in recinti spesso angusti, mutilati e sfruttati per soddisfare le esigenze di un mercato che chiede prezzi sempre più bassi. 

Ma esistono allevamenti diversi, dove gli animali possono vivere secondo i loro bisogni naturali, pascolare all’aperto, senza soffrire, essere sfruttati o stressati.

È necessario sostenerli, pagando un giusto prezzo per il loro lavoro.

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L’industrializzazione del settore mette in difficoltà i piccoli allevamenti virtuosi che hanno costi di gestione più elevati e, nel tempo, sono costretti a chiudere. Se gli allevatori potessero contare su consumatori più consapevoli, disposti a pagare il giusto prezzo per una carne di qualità, questo circolo perverso si spezzerebbe.

E quali sono le attività di Slow Food con i produttori?

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Slow Food è una grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali.

Ogni giorno Slow Food lavora in 160 Paesi per promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti.
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